{"id":4266,"date":"2021-03-17T18:15:58","date_gmt":"2021-03-17T17:15:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.apgpsicoterapia.it\/?p=4266"},"modified":"2022-06-09T11:43:52","modified_gmt":"2022-06-09T09:43:52","slug":"il-neo-gruppo-luogo-di-elaborazione-del-transgenerazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.apgpsicoterapia.it\/2021\/03\/il-neo-gruppo-luogo-di-elaborazione-del-transgenerazionale\/","title":{"rendered":"Il neo-gruppo, luogo di elaborazione del transgenerazionale"},"content":{"rendered":"

La versione originale francese di questo articolo \u00e8: “Le n\u00e9o-groupe, un lieu pour penser et\/ou panser la famille en souffrance”<\/strong> di Evelyn Granjon<\/strong> in\u00a0Le Divan Familial Revue de th\u00e9rapie familiale psychanalytique, 45\/Automne 2020<\/strong>. L\u2019autore ha fornito il consenso alla pubblicazione in italiano (traduzione di Velia Bianchi Ranci).<\/em><\/p>\n

Ci sono antenati che ci hanno detto, raccontato, ci hanno permesso di pensare alla loro storia …, ma ce ne sono anche altri che hanno taciuto, non hanno detto niente, ci hanno nascosto parte di ci\u00f2 che hanno vissuto oppure hanno mentito. Tuttavia non ci hanno per questo esonerato dal dovere di eredit\u00e0, n\u00e9 ci hanno sciolto dal nostro debito. Perch\u00e9 l’ordine ancestrale assegna ciascuno a un posto e impone a ciascuno un carico (charge); mentre il gruppo familiare offre a ciascuno i mezzi per gestire e acquisire questo patrimonio ereditario.
\nLa famiglia, come sappiamo, partecipa alla continuit\u00e0, all’evoluzione e alla singolarit\u00e0 della vita psichica. Luogo del messaggio degli antenati, con la sua parte di ombre, culla della vita psichica individuale, crocevia dei tempi, la famiglia \u00e8 il luogo in cui si co-costruisce la storia condivisa. Con voci diverse, in forme diverse e in diversi luoghi, memoria, censura, dimenticanze e ricordi si esprimono, si mescolano, si completano o si annullano. Tutte queste dichiarazioni partecipano alla costruzione della storia e del romanzo della famiglia. E a questa fonte, ciascuno pu\u00f2 prendere la parola e acquisire la parte che gli spetta.
\nA quali condizioni \u00e8 possibile tale lavoro? \u00c8 il gruppo che rende possibile il lavoro di elaborazione e appropriazione di ci\u00f2 che viene trasmesso. In ogni gruppo, gli spazi psichici individuali (intrapsichici), la trama dei legami che li collega e lo spazio psichico specifico del gruppo sono collegati, articolati e \u201ctenuti insieme\u201d grazie ad alleanze consce e inconsce passate e suggellate tra tutti. Questi tre livelli, nel gruppo familiare, sono in rapporto con modalit\u00e0 e aspetti diversi della trasmissione psichica. La trama e l’intreccio dei diversi ed eterogenei spazi psichici delle parti e dell’insieme-famiglia ne definiscono l\u2019identit\u00e0, ne organizzano la temporalit\u00e0 e partecipano alla sua vita psichica, nonch\u00e9 al \u201clavoro di eredit\u00e0\u201d. Ricordiamo che questo apparato dei tre spazi psichici del gruppo corrisponde all\u2019Apparato Psichico Familiare (APF) che avvolge, collega e ha la funzione di \u201cprodurre, associare e trasformare elementi psichici\u201d (R. Ka\u00ebs, 1993) portati dai membri del gruppo e di cui essi si nutrono. Ognuno pu\u00f2 affidare al gruppo ci\u00f2 che non riesce a gestire da s\u00e9, e ognuno prende la parola ai punti di snodo della propria soggettivit\u00e0 e della propria appartenenza al gruppo.
\nPertanto, nel gruppo, vengono depositate, trasformate e prodotte formazioni dell’inconscio. La vita psichica si iscrive nella continuit\u00e0 e dipende dal gruppo.
\nQueste poche precisazioni – che qui accenno soltanto – ci portano a interrogarci sui malfunzionamenti dell’APF, fonte della sofferenza familiare, sulle loro cause e il loro trattamento, nei rapporti con ci\u00f2 che hanno trasmesso quelli vissuti prima.<\/p>\n

Trasmissione psichica e sofferenza familiare<\/h2>\n

La clinica ci ricorda quotidianamente che ci\u00f2 che fa soffrire famiglie e coppie \u00e8 legato alla loro eredit\u00e0, ai suoi difetti o alle sue carenze. Ci\u00f2 che gli antenati trasmettono ai loro discendenti \u00e8 certamente fondante, strutturante, ma pu\u00f2 anche essere ingombrante e alienante; ed \u00e8 al gruppo, e in particolare al gruppo familiare, che questa parte del patrimonio ereditario \u00e8 affidata.
\nPerch\u00e9 \u201cse nessuna generazione pu\u00f2 nascondere ai suoi discendenti gli eventi psichici importanti che ha vissuto\u201d, come ha osservato Freud, \u00e8 anche necessario che \u201cciascuno\u201d acquisisca questa eredit\u00e0 imposta, vale a dire la trasformi per consentirne l’appropriazione e il rilascio del debito che impone. E\u2019 a questo lavoro che il gruppo partecipa.
\nIn particolare, gli eventi vissuti in famiglia offrono alle perdite o alle trasgressioni del passato l’opportunit\u00e0 di riprendere un lavoro di trasformazione, o di continuare un lavoro di lutto interrotto, o impedito, nelle generazioni precedenti.
\nTuttavia, alcuni eventi risvegliano o rivelano elementi forclusi del passato o nuclei traumatici incistati; questi costituiscono resti vividi e potenzialmente distruttivi, che s\u2019impongono in modo persistente e ripetitivo e sono suscettibili di essere riattivati, con il loro carico di angoscia, terrore o vergogna. Gli effetti di tali ritorni e tali collusioni invadono e disturbano la vita psichica individuale e gruppale. E a volte la vita familiare diventa un teatro delle ombre in cui silenzi, grida e sussurri si mescolano agli scambi e impediscono la sua creativit\u00e0 fantasmatica. Tracce di traumi, di perdite o di atti insensati del passato invadono la vita psichica familiare, ma rimangono innominabili, impensabili, inappropriabili. Questa modalit\u00e0 di trasmissione di ci\u00f2 che manca o \u00e8 difettoso, di ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere detto n\u00e8 raccontato, che ho proposto di chiamare trasmissione transgenerazionale (E. Granjon, 1998), impone agli eredi, a volte per diverse generazioni, resti, tracce e perdite del passato ma ne vieta l’accesso. E questa eredit\u00e0, se non riesce a trovare spazi di deposito e stoccaggio, o luoghi di trasformazione, ostacola la costruzione dei legami e delle alleanze inconsce e fragilizza il gruppo.
\nLa vita psichica individuale e in gruppo \u00e8 quindi difficile. Perch\u00e9 la famiglia e i suoi membri sono caricati di una parte inaccessibile o proibita dell’eredit\u00e0 e si trovano privati delle possibilit\u00e0 di saldare i conti del passato e di liberarsi dal debito che li aliena: destino oscuro e pesante! Allora il gruppo familiare talvolta offre veli ai morti senza sepoltura che diventano fantasmi, scatole o trappole per contenere segreti o silenzi, oggetti che concretizzano frammenti privi di senso; ma tutti questi contenenti del negativo (E. Granjon, 1998) che contengono e trasportano il passato, ma non se ne ricordano, vengono depositati, annodati nei legami del gruppo familiare e a carico del gruppo stesso. E in alcuni casi sono dei sintomi che arrivano a rappresentare l’impensabile e l\u2019impossibile memoria, facendo di uno dei membri della famiglia il portatore della \u201cmemoria dell’oblio\u201d.
\nQueste famiglie sofferenti vengono a consultarci e ci raccontano le loro difficolt\u00e0 a vivere insieme e a separarsi, saldamente uniti dal loro passato e incapaci di portare avanti il loro progetto di vita psichica che permette a ciascuno \u201cdi essere fine a se stesso, nonch\u00e9 membro di un gruppo e anello di una catena a cui appartiene\u201d (Freud, 1914).<\/p>\n

Il \u201cneo-gruppo\u201d<\/h2>\n

\u00c8 un lavoro gruppale quello che offriamo alle famiglie in difficolt\u00e0. La messa in gruppo della famiglia e l’enunciazione del progetto terapeutico configurano un momento fondativo. La famiglia e ciascuno dei suoi membri sono invitati ad accettare – o rifiutare – l’impegno imposto dal lavoro analitico, per un periodo indeterminato, in un gruppo composto dalla famiglia, dai suoi membri e dagli psicoanalisti. Questo \u201cneo-gruppo\u201d (E. Granjon, 1987), cos\u00ec costituito, offrir\u00e0 alla famiglia un luogo di supporto, per il recupero e la trasformazione di ci\u00f2 che \u00e8 rimasto in sofferenza nei legami e nello spazio psichico familiare.
\nIn questo neo-gruppo, e in un dispositivo stabilito e fisso, ognuno \u00e8 invitato a portare i propri pensieri, i propri sogni, le proprie emozioni, i propri ricordi e quelli della famiglia, nell’associativit\u00e0 del gruppo, nel tempo delle sedute e nel rispetto della regola dell’astinenza: ci\u00f2 corrisponde alle condizioni richieste affinch\u00e9 sia possibile un processo psicoanalitico gruppale. L’iscrizione del neo-gruppo nel campo della psicanalisi, che impone il suo setting e le sue regole, determina il suo progetto terapeutico: quello della conoscenza e della trasformazione delle formazioni dell’inconscio che si mobilitano nello spazio psichico definito dal dispositivo gruppale.
\nNel gruppo terapeutico, potranno essere depositate e accolte le formazioni psichiche che le psiche individuali e la psiche familiare non possono elaborare, provenienti dagli spazi intrapsichici, dai legami familiari e dallo spazio psichico specifico della famiglia.
\nIn questa situazione e su pi\u00f9 livelli, scambi, condivisioni, comunit\u00e0 e estraneit\u00e0 coesistono, si completano o si confrontano. Oltre che dai diversi discorsi e dichiarazioni, lo spazio del gruppo costituito \u00e8 invaso da \u201cpiccoli scambi\u201d, fatti di silenzi, gesti, movimenti …, da \u201cpiccoli nonnulla\u201d impercettibili, da ombre. Tutti questi \u201cgranelli di sabbia\u201d scaturiti dall\u2019incontro riempiono il campo gruppale e ne formano la consistenza. Costituiscono lo spazio psichico del gruppo terapeutico rappresentato dal centro \u201cvuoto\u201d del gruppo. Ricordiamo che la specificit\u00e0 del neo-gruppo rispetto a qualsiasi altro gruppo consiste nella presenza del legame familiare, gi\u00e0 costituito, luogo di deposito di elementi di origine genealogica. Pertanto, il neo-gruppo rende possibile mettere in comune e condividere le formazioni e gli oggetti inconsci non rimossi di ciascuno, annodati nei legami familiari, con le parti pi\u00f9 regredite dei terapeuti, presi nei loro legami di affiliazione e in quelli dell\u2019intertransfert. In questo legame gruppale cos\u00ec costituito, ciascuno \u00e8 parte che prende e parte che \u00e8 presa.
\n\u00c8 su questo terreno che gli elementi mobilitati dell’inconscio e le emozioni che non sono ancora accessibili potranno essere depositati, immagazzinati e \/ o trasformati. \u00c8 su questo terreno che si costruiscono i legami transfero-contro-transferali, e che si organizza la catena associativa gruppale.
\nPerch\u00e9 a poco a poco, nella tessitura di elementi verbali e non verbali, da parole, disegni, giochi, ma anche silenzi e rumori, comportamenti e mimiche di ciascuno associati gli uni agli altri, una trama discorsiva si costituir\u00e0 nel neo-gruppo, offrendo un possibile luogo di accoglienza per le emozioni e per le altre forme di enunciati dell’inconscio. Sono produzioni gruppali, che provengono dalla famiglia e corrispondono a riflessi dell’appartenenza di ciascuno.
\nQuesta catena associativa eterogenea e complessa che si sviluppa nel gruppo terapeutico \u00e8 quindi prodotta a partire da dichiarazioni individuali e da rappresentazioni inconsce del gruppo familiare. Ognuno prende la parola al punto di snodo tra la propria soggettivit\u00e0 e la singolarit\u00e0 psichica del suo gruppo di appartenenza; e ci\u00f2 che porta dentro questa situazione non \u00e8 n\u00e9 totalmente singolare n\u00e9 unicamente gruppale, ma \u00e8 detto nella \u201clingua originale\u201d della famiglia. Questa catena del discorso \u00e8 quindi il supporto delle tracce di ci\u00f2 che dell’inconscio \u00e8 mobilitato in questa particolare situazione.
\nQuindi, nel neo-gruppo, l’inconscio \u00e8 detto, trasmesso e lavorato pi\u00f9 volte, in diversi registri e diversi linguaggi. Nei legami trasferali, in particolare, formazioni inconsce rimosse o negate si attualizzano o si legano, in relazione alle zone d\u2019ombra dell\u2019eredit\u00e0, derivanti dalla trasmissione transgenerazionale. \u00c8 a questo \u201cdiscorso\u201d, a questa catena associativa gruppale (R. Ka\u00ebs, 1993) che porgiamo il nostro ascolto; ascolto di questo inconscio a pi\u00f9 voci, proveniente da pi\u00f9 luoghi e rivelantesi nella libera associazione dei membri della famiglia riuniti in gruppo.
\nIl neo-gruppo \u00e8 quindi il luogo di costruzione e organizzazione di una nuova catena di discorso che sostiene la catena discorsiva della famiglia; esso si offre quindi come luogo di ripresa ed elaborazione di ci\u00f2 che \u00e8 rimasto in sofferenza nel legame familiare e di ci\u00f2 che non pu\u00f2 beneficiare di un lavoro di elaborazione individuale; propone di continuare e riprendere il lavoro di legame e trasformazione interrotto o impedito nel gruppo familiare. Questa nuova organizzazione dei discorsi dei membri della famiglia espressi nella situazione trasferale getta una nuova luce sulla storia familiare; consente, attraverso il lavoro associativo, di rivelare determinate zone d\u2019ombra, di figurare e rappresentare certe pagine bianche della storia familiare e di dare loro senso.
\nL\u00ec potr\u00e0 pensarsi e raccontarsi in modo diverso ci\u00f2 che non si poteva dire nella famiglia. \u00c8 il lavoro di mitopoiesi del gruppo, lavoro specifico del gruppo.
\nMa il neo-gruppo intende anche essere il luogo di deposito e di stoccaggio delle parti del non pensato e dell\u2019irrappresentabile familiare. Il neo- gruppo diventa lo \u201cspecchio del negativo transgenerazionale\u201d della famiglia. E straripamenti emotivi, eccitazione o stupore, comportamenti violenti, attacchi al setting e agli oggetti, appaiono come effetti trasferali, nel neo-gruppo, del patrimonio transgenerazionale, del passato a carico della famiglia.<\/p>\n

Manifestazioni ed effetti del negativo della trasmissione nella TFP<\/h2>\n

Come si manifestano gli effetti della trasmissione transgenerazionale nel neo-gruppo? E\u2019 a livello dei legami, sia nelle relazioni transfero-controtrasferali (inclusi i loro aspetti intertrasferali) che nello spazio del neo-gruppo, che possiamo individuare le manifestazioni e gli effetti del negativo della trasmissione di ci\u00f2 che, dell’inconscio, viene trasmesso ma non trasformato.
\nAbbiamo imparato a riconoscerne alcuni segni: rotture o incollamenti nell’associativit\u00e0, silenzi o rumori, intervento intempestivo di frammenti di pensiero, di comportamenti o gesti non correlati ai discorsi, nonch\u00e9 proiezioni pi\u00f9 o meno violente di forme che vengono ad attaccare i legami o il pensiero.
\nD’altra parte, siamo sensibili alle dimenticanze, alle censure, ai divieti che si insinuano nel transfert e nel controtrasfert, nonch\u00e9 a determinate sensazioni (affaticamento, sonnolenza, eccitazione …), emozioni o sofferenze senza oggetto che compaiono nei terapeuti.
\nTutto questo materiale \u201cnegativo\u201d che segnala lo slegamento si impone, ci disturba, mettendo alla prova le qualit\u00e0 di contenimento del gruppo, il suo setting e le nostre capacit\u00e0 di accoglienza e di ascolto. Siamo presi nella regressione e nei meccanismi di difesa che crea. Solo l’individuazione e l’analisi di queste manifestazioni controtrasferali permettono di creare uno scarto, uno spazio di trasformazione.
\nMa esiste in particolare un tipo di materiale che si trova specificamente all’inizio della TFP e su cui vorrei soffermarmi: sono parole, espressioni, a volte comportamenti o oggetti concreti usati in modo ripetitivo dai membri della famiglia; sorgono e si impongono, senza trovare n\u00e9 posto n\u00e8 significato nella catena associativa familiare. Questo tipo di materiale, che ho proposto di chiamare oggetti grezzi (E. Granjon, 1998), appare senza emozione particolare, ma costella e interrompe il discorso familiare. Estranei al senso ed estranei alla situazione, questi \u201coggetti grezzi\u201d sembrano imporsi e ripetersi nel gruppo terapeutico, senza causa o ragione, ma non possono entrare in un lavoro associativo, sono rimessi continuamente nel cantiere del gruppo senza poter beneficiare del lavoro gruppale.
\nSiamo gravati da questi elementi intrusivi, e privi delle nostre qualit\u00e0 associative. Queste parole, espressioni e gesti ripetuti con la massima indifferenza dai membri della famiglia ci disturbano e a volte fanno violenza. Gli oggetti grezzi sembrano provenire da quella parte dell’inconscio messa in comune e fusa del gruppo familiare, del livello transoggettivo del gruppo, della rete dei legami. Questi frammenti senza senso, queste tracce senza memoria di una storia impensabile, sono proiettate nello spazio accogliente del gruppo terapeutico, ma vengono a disturbare la tessitura associativa e l’elaborazione di una catena di senso.
\nCosa fare di tutto questo \u201cmateriale\u201d inconscio? Come trattare, cio\u00e8 trasformare, le manifestazioni e gli effetti della trasmissione transgenerazionale?<\/p>\n

Il lavoro terapeutico<\/h2>\n

Espressione di elementi negativi irriducibili, effetti di trasformazioni impossibili, manifestazioni di processi primari, tutto questo materiale investe e grava sui processi associativi e sul lavoro di analisi. Lo spazio e i legami del neo-gruppo (in particolare quelli del transfert e del controtransfert) diventano un luogo di deposito e proiezione del negativo della trasmissione.
\nAccogliere, contenere e conservare questi elementi precede qualsiasi lavoro di analisi e corrisponde alla prima funzione del neo-gruppo, che diventa il ricettacolo del negativo transgenerazionale. La famiglia ci affida ci\u00f2 che non pu\u00f2 pensarsi n\u00e9 essere ricordato, tutti quegli elementi inconsci che non hanno potuto beneficiare dei processi di rimozione.
\nUn paziente lavoro di connessione, di tessitura associativa di tutti questi frammenti sparsi, diffratti nel neo-gruppo, nonostante gli attacchi ai legami che subiscono questo gruppo e i terapeuti, consentir\u00e0 di costruire, nel qui e ora del gruppo terapeutico, certe forme, che corrispondono a delle vere creazioni gruppali (E. Granjon, 2006).
\n\u00c8 questo lavoro creatore di figurazione (e non un tentativo di dare senso agli elementi imposti e depositati nel gruppo) che consentir\u00e0 di offrire una forma agli elementi negativi vaganti, a questi \u201cgranelli di sabbia\u201d che ingombrano lo spazio del gruppo. La costruzione nello spazio e nel tempo delle sedute di contenenti negativi consente di offrire un supporto a certi silenzi o vuoti: forme innominabili, veli che delimitano il vuoto, oggetti concreti. Questi oggetti co-costruiti dal gruppo, divenuti oggetti di relazione, vengono quindi presi nella trama intersoggettiva del gruppo, depositari delle parti non integrabili di ciascuno, luogo di riserva dei resti insensati, dello straniero o anche dello strano per ciascuno. Gli oggetti di relazione, contrariamente agli oggetti grezzi, sono oggetti intermediari, organizzatori e supporto della relazione. Potranno cos\u00ec trovare posto nella catena associativa gruppale. Quindi segreti, fantasmi, oggetti concreti e altre figure o forme insensate create dal gruppo devono essere accolti e \u201cconservati\u201d dai terapeuti. Prendono parte per un certo tempo al lavoro di collegamento e ai processi di elaborazione (cfr. G. Gimenez, 2005).
\nIl lavoro associativo consentir\u00e0 in seguito a queste forme e figure costruite dal e nel neo-gruppo di partecipare a un lavoro di rappresentazione, di entrare in scena.
\nLa creazione di scenari giocosi e fantasmatici consentir\u00e0 al neo-gruppo di essere il teatro in cui viene riprodotta la genealogia dove personaggi sconosciuti o di ritorno troveranno spazio e parola; diranno allora in modo diverso ci\u00f2 che era stato taciuto o nascosto nella storia familiare. Gli enigmi del passato diventeranno misteri, alimentando la curiosit\u00e0 di ciascuno, e i silenzi avranno la loro voce. E se gli antenati continuano a non parlare, le loro tombe non saranno pi\u00f9 mute.
\nQuale sar\u00e0 il ruolo dello psicoanalista? Sar\u00e0 in grado di accettare di essere tenuto segreto o di essere uno che conosce e che tace? Potr\u00e0 accettare di essere nel transfert l\u2019antenato dirompente, persecutore, pericoloso o idealizzato ? Dovr\u00e0 tollerare la regressione che impone la \u201cmessa in gruppo\u201d con una famiglia, accettare di mettere a disposizione il proprio apparato psichico, tollerare l\u2019intrusione e l\u2019irruzione, ma soprattutto l\u2019incomprensione e l\u2019astensione da qualsiasi interpretazione prematura che impongono l’individuazione e l\u2019accoglimento di questi elementi emersi dagli strati pi\u00f9 profondi dell’inconscio. Queste sono le condizioni per una possibile trasformazione del negativo transgenerazionale che gravava sulla famiglia in un lavoro di recupero ed elaborazione, nell\u2019appoggio offerto dal neo-gruppo.
\nPoi, in modo pi\u00f9 classico, lo psicoanalista dovr\u00e0 accettare di andare a scavare nei propri archivi familiari, rivelare i propri fantasmi, rivisitare certe esperienze nascoste o ricordi proibiti, perch\u00e9 l’indicibile storia della famiglia talvolta incontra la storia familiare dello psicanalista. Tutti questi scenari serviranno quindi da intermediari e sensori per i divieti e i silenzi transgenerazionali della famiglia.
\n\u00c8 a questo prezzo che il neo-gruppo potr\u00e0 diventare il luogo in cui un’altra storia verr\u00e0 raccontata e scritta, la storia della TFP, con i suoi segreti sulle sue origini e sui suoi miti contenitori.
\nE questa storia potr\u00e0 raccontare in modo diverso ci\u00f2 che non si poteva dire nella famiglia.<\/p>\n

Bibliografia<\/h3>\n

Freud S. (1914), Pour introduire le narcissisme, in La, vie sexuelle, Paris, PUF, 1969.
\nGimenez G. (2006), Les objets de relation en situation individuelle, groupale, familiale, in Le Divanfamilial n\u00b0 16, Paris, In Press.
\nGranjon E. (1987), La TFP: un processus de r\u00e9\u00e9tayage groupal, in Dialogue n\u00b0 98, \u00c9r\u00e8s.
\nGranjon E. (1998), Du retour du forclos g\u00e9n\u00e9alogique aux retrouvailles avec l’anc\u00eatre transf\u00e9rentiel, in Le Divan familial n\u00b0 1, Paris, In Press.
\nGranjon E. (2006), S’approprier son histoire, in La, part des anc\u00eatres, Dir.: A. Eiguer,E. Granjon, A. Loncan, Paris, Dunod.
\nKa\u00ebs R. (1993), Le groupe et le sujet du groupe, Paris, Dunod.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

La versione originale francese di questo articolo \u00e8: “Le n\u00e9o-groupe, un lieu pour penser et\/ou panser la famille en souffrance” di Evelyn Granjon in\u00a0Le Divan Familial Revue de th\u00e9rapie familiale psychanalytique, 45\/Automne 2020. L\u2019autore ha fornito il consenso alla pubblicazione in italiano (traduzione di Velia Bianchi Ranci). Ci sono antenati che ci hanno detto, raccontato,<\/p>\n

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