{"id":4477,"date":"2023-03-20T15:08:43","date_gmt":"2023-03-20T14:08:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.apgpsicoterapia.it\/?p=4477"},"modified":"2023-03-21T10:49:46","modified_gmt":"2023-03-21T09:49:46","slug":"ladolescente-tra-vulnerabilita-e-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.apgpsicoterapia.it\/2023\/03\/ladolescente-tra-vulnerabilita-e-speranza\/","title":{"rendered":"L\u2019adolescente tra vulnerabilit\u00e0 e speranza"},"content":{"rendered":"

Spunti riflessivi sul valore del limite<\/h3>\n

Nadia Fina<\/em><\/h4>\n

Parlare di adolescenza significa parlare di cambiamento, poich\u00e9 l\u2019adolescenza \u00e8 l\u2019et\u00e0 del lutto, del conflitto e della ricerca di senso.
\nLavorare con gli adolescenti \u00e8 un\u2019esperienza avvincente perch\u00e9 mettono fortemente in crisi il nostro modo di lavorare: transfert, setting, empatia, interpretazioni, sogni, fantasie, tutto il nostro bagaglio tecnico e teorico deve essere rimodulato, ripensato.
\nParlare del cambiamento adolescenziale, soprattutto, ci pone inevitabilmente di fronte alla complessa problematica del limite, in quanto l\u2019adolescenza stessa \u00e8 un\u2019epoca della vita che rimette in gioco le dolorose turbolenze che nel periodo infantile non hanno potuto trovare \u201cil giusto posto\u201d in cui collocarsi ricorrendo alla necessaria flessibilit\u00e0 protesa all\u2019elaborazione psicologica, restando invece negativamente attive e produttive nel mondo interno del soggetto. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 rimasto sospeso perch\u00e9 le risorse interne del bambino non hanno consentito di fronteggiare adeguatamente il disagio, chiede ora una sua risoluzione. La storia dell\u2019adolescente \u00e8 una storia che narra la ricerca di una emancipazione che va individuata e conquistata, tra sfide impegnative e dimensioni \u201cal limite\u201d. Si apre una scommessa con il tempo polarizzato tra un passato infantile e un \u201cnon ancora\u201d futuro, dove l\u2019oscillazione avviene tra un avanti sperato e un indietro nostalgico. L\u2019adultit\u00e0 \u00e8 la vera incognita insita nel tempo a venire, desiderata e temuta ad un tempo, poich\u00e9 internamente \u00e8 ancora attivo il bambino che guarda all\u2019adulto pensandolo onnipotente e in quanto tale, oggetto identificatorio desiderato (Pellizzari, 2010).
\nAl contempo \u00e8 per\u00f2 attivo l\u2019adolescente, ancora incapace di accettare il trascorrere del giusto tempo per raggiungere la sua completa emancipazione. Un giusto tempo di cui si ha bisogno per poter apprendere a investire sul futuro, confrontandosi nel rapporto con i pari e misurandosi con loro.
\nUn\u2019esperienza, l\u2019apprendimento, tanto desiderato quanto temuto perch\u00e9 sperimentare, identificarsi e condividere – necessari presupposti per l\u2019espressione di s\u00e9 – sono esperienze che si compiono sotto l\u2019egida della vulnerabilit\u00e0 del S\u00e9 (Jammet 2004; Cahan, 2009; Maggiolini, 2019).
\nCrescere \u00e8 sempre un\u2019esperienza traumatica, ma per l\u2019adolescente l\u2019esposizione \u00e8 maggiore perch\u00e9 la strada emancipativa porta appunto con s\u00e9 la percezione del limite, di quello stato d\u2019animo generato dall\u2019incertezza che caratterizza i processi maturativi delle due istanze dell\u2019Io e del S\u00e9.
\nNel tempo storico della contemporaneit\u00e0 e per ragioni diverse, la frequenza e la profondit\u00e0 dei disagi adolescenziali \u00e8 in significativo incremento. La capacit\u00e0 di resistenza plastica ai conflitti, tendenzialmente alta in questo periodo della vita umana, \u00e8 indebolita dalle problematiche intrinsecamente sociali come la liquidit\u00e0 – fenomeno questo che definisce la contemporaneit\u00e0 caratterizzandola con processi sempre pi\u00f9 accelerati ed iconici \u2013 e dalla crisi della funzione genitoriale.
\nMancano inoltre forme di aggregazione giovanili che canalizzino ideali e spinte motivazionali verso il futuro su cui investire (Di Benedetto, 2014).
\nI genitori per parte loro, sono sempre pi\u00f9 spesso assorbiti dalle angosce narcisistiche circa il proprio ruolo educativo, disorientati dal bisogno sostanziale di non confliggere con i figli a cui viene invece richiesta una sostanziale approvazione circa il loro stesso agire. Il contesto sociale e culturale in cui siamo immersi ha denegato l\u2019importanza del limite come etica dell\u2019esistenza, sollecitando invece sempre pi\u00f9 narcisisticamente anche il soggetto adolescente, sospingendolo verso una pseudit\u00e0 soggettiva che lo costringe a vivere con un\u2019ulteriore forma di estrema problematicit\u00e0 questo periodo dello sviluppo. Costretto in tragitti psichici ed emotivi niente affatto lineari, l\u2019adolescente \u00e8 cos\u00ec ipersensibilizzato psichicamente dalle trasformazioni corporee e psicologiche che propongono modelli adultizzati narcisisticamente orientati, svuotati di significato, generatori di confusione e profondo disagio circa la propria maturazione sessuale e la costruzione di nuovi legami affettivi e sociali. Un trauma evolutivo che viene amplificato, rendendo ancora pi\u00f9 complesso quel particolare percorso esistenziale che dovrebbe portare ad una nuova definizione di s\u00e9 come soggetto in grado di gestire la dialettica tra realt\u00e0 interna ed esterna.
\nIl percorso di trasformazione avviene dunque in un quadro di profonda instabilit\u00e0 psicologica, la cui problematica va inquadrata nel pi\u00f9 ampio contesto che include tendenze evolutive e di cambiamento che coinvolgono anche il nucleo familiare e la coppia parentale: un contesto da conoscere per riuscire ad individuare, e comprendere, gli aspetti significativi dell\u2019organizzazione patologica della personalit\u00e0 adolescenziale. I genitori si sentono disorientati perch\u00e9 \u201cnon riconoscono pi\u00f9 il loro figlio\u201d, intravedono in lui \u201cqualcosa che non era sospettabile\u201d, \u201cuna diversit\u00e0 che inquieta e non \u00e8 gestibile\u201d, si sentono \u201ccriticati, osservati, contestati\u201d. Oppure si sentono \u201cignorati, privati di autorit\u00e0, inascoltati\u201d. Sembrano essere incapaci di porre quei sani limiti che fungono da orientamento necessario a garantire all\u2019adolescente l\u2019esperienza di quel particolare sentimento di continuit\u00e0 significativa nel cambiamento<\/em>. Se questo passaggio non avviene, il vissuto predominante dell\u2019adolescente non pu\u00f2 essere che quello di un angoscioso sprofondare, di un angoscioso perdersi.
\nRimane nell\u2019adolescente una traccia psichica di vuoto assoluto, una forma di mancanza che non \u00e8 rappresentabile<\/em> e quindi difficile da trasformare e integrare. Viene meno quella particolare forma di esperienza resa possibile dall\u2019apprendimento del valore di un limite che non vuole precludere necessariamente delle possibilit\u00e0, semplicemente vuole che l\u2019adolescente entri in contatto con la realt\u00e0 che dimensiona l\u2019illusione e l\u2019idealizzazione, calmando l\u2019angoscia generata da quanto si deve necessariamente perdere per procedere.<\/p>\n

Riferendomi al paziente adolescente parlo intenzionalmente di organizzazione patologica di personalit\u00e0 e non di struttura. Fermo restando, ovviamente, che in adolescenza come in et\u00e0 adulta e infantile noi possiamo riscontrare fenomeni di struttura patologica, mi sembra che il concetto di organizzazione patologica meglio si adatti ad una personalit\u00e0 non ancora rigidamente strutturata sia dal punto di vista delle componenti patologiche, sia dal punto di vista delle articolazioni potenziali di sviluppo e di crescita psicologica. L\u2019organizzazione patologica nella persona dell\u2019adolescente affonda le sue radici in vissuti e strutture infantili che si ripropongono ampiamente nella fase evolutiva e gestirle \u00e8 difficile. Lasciarle andare comporta elaborare un lutto complesso, anche se l\u2019adolescente si muove psichicamente verso la ricerca di una realizzazione di s\u00e9 come soggetto agente, differenziato e realizzato nella propria identit\u00e0. Ma tutto risulta essere confuso, necessita di figure identificatorie difficili da individuare. \u00c8 un processo, dicevo, di differenziazione emancipatoria dagli oggetti infantili interiorizzati che diviene possibile a condizione che venga compreso a quali pressioni il S\u00e9 viene sottoposto nel percorso di crescita e come, tali pressioni, hanno contribuito alla costruzione dell\u2019asse Io-S\u00e9. In questa complessit\u00e0 intravediamo l\u2019intreccio paradossale che tiene legati tra loro limite e onnipotenza, in quanto l\u2019adolescente fa la dolorosa esperienza dello scacco a cui viene sottoposta l\u2019onnipotenza infantile che comporta una necessaria, dolorosa, elaborazione luttuosa.
\nNel mondo interno dell\u2019adolescente i depositi infantili dell\u2019onnipotenza si amplificano, manifestandosi con una certa virulenza, a testimonianza del conflitto interno generato dalla paura e dal contemporaneo desiderio di procedere verso l\u2019adultit\u00e0. L\u2019adolescente non sa bene come fare e cosa fare, comprende in qualche modo che ha bisogno di attrezzarsi per evolvere ma comprende anche che questo processo evolutivo avviene all\u2019insegna di una forma di solitudine, di incomprensione da parte dell\u2019ambiente che lo circonda.
\nMa quell\u2019immagine infantile, come un\u2019ombra che investe il nuovo soggetto adolescente, continua ad essere proiettata a lungo nell\u2019illusione di un tempo che pu\u00f2 essere mantenuto in uno stato di sospensione in cui ogni cosa rimane immutata. Il rapporto con il tempo \u00e8 d\u2019altra parte altrettanto difficile per l\u2019adolescente, ne caratterizza la vita psichica rendendolo in un certo senso prigioniero di un aut-aut tra il passato infantile e il futuro della prossima adultit\u00e0. La fatica di crescere, naturale processo che viene accompagnato da inquietudine e paura, ma anche dalla fecondit\u00e0 di stati d\u2019animo ed emozioni profonde e conflittuali tra loro che definiscono il sentimento della speranza, pu\u00f2 trasformarsi in angosce invalidanti ed impasse affettive e relazionali gravi perch\u00e9 crescere, appunto, \u00e8 un lavoro e non una risoluzione magica. In questo senso ogni difficolt\u00e0 esperita nel tempo presente dell\u2019adolescenza, si amplifica e porta con s\u00e9 forme patologiche che riguarderanno sia il presente sia il futuro del soggetto (Di Benedetto 2014; Pellizzari 2014; Lugones, 2014).<\/p>\n

In questo tempo storico cos\u00ec difficile da vivere per tutti noi, le patologie adolescenziali hanno assunto nuove forme e nuove manifestazioni sintomatiche che risultano di difficile gestione per i genitori, per la scuola, per il terapeuta e pi\u00f9 in generale per la societ\u00e0. La natura di questa difficolt\u00e0 \u00e8 del tutto speculare all\u2019indebolimento di un sistema valoriale ed etico della cultura degli affetti, contribuendo all\u2019estrema fragilit\u00e0 soggettiva che altera la percezione adeguata del limite fino ad arrivare, nei casi pi\u00f9 estremi, a costellare gi\u00e0 nei soggetti in et\u00e0 puberale veri e propri comportamenti antisociali. I fatti di cronaca invitano a non sottovalutare una simile realt\u00e0, particolarmente accentuata nel tempo post-pandemico.
\nLa pandemia ci ha fatto conoscere una forma di limite prima sconosciuto. Ha provocato fenomeni di disagio psichico nella popolazione adolescente dovuti alla reattivit\u00e0 che le restrizioni hanno imposto. Ha incrementato e accentuato fenomeni adolescenziali polarizzati: ritiro sociale da una parte, forme di violenza particolarmente intense dall\u2019altra. Certamente sono esiti estremi di comportamenti gi\u00e0 dirompenti spesso denegati o sottovalutati nelle loro manifestazioni iniziali, tanto all\u2019interno della famiglia quanto nei contesti educativi e sociali.
\nI disturbi di comportamento antisociale, che comprendono fenomeni come il bullismo, ad esempio, o che evidenziano manifestazioni di crudelt\u00e0 e intimidazione verso terzi, sono attualmente in significativo aumento e richiedono la messa in opera di dispositivi sociali e di cura mirati, anche in ragione del fatto che gli adolescenti tendono all\u2019emulazione e all\u2019identificazione per necessit\u00e0 identitaria. Dirimere, per meglio comprendere, gli atteggiamenti provocatori e le sfide reiterate contro gli adulti di riferimento dai comportamenti francamente antisociali \u00e8 una necessit\u00e0 per la diagnosi e per il progetto di cura. Le modalit\u00e0 che caratterizzano il comportamento sfidante sono diverse tra loro, ma la comorbidit\u00e0 con i disturbi da deficit di attenzione e iperattivit\u00e0 gi\u00e0 presenti nel periodo puberale, si presentano ora in modo incalzante, assumendo il ruolo di indicatori che non devono essere sottovalutati.
\nCharmet sostiene a proposito degli atteggiamenti sfidanti, ed io condivido il suo pensiero, che se il comportamento disobbediente dell\u2019adolescente \u00e8 scoperto, deliberatamente provocatorio verso la figura adulta, il genitore ha un margine di intervento e di monitoraggio pi\u00f9 incisivo rispetto a quelle modalit\u00e0 in cui i comportamenti devianti prevedono prevalentemente violenze conclamate verso i coetanei, atti di vandalismo o abuso di sostanze. In queste situazioni, nell\u2019approccio mirato alla cura, il terapeuta dovr\u00e0 sostenere ed elaborare vissuti controtransferali giudicanti e di condanna, senza al contempo sottrarsi \u201call\u2019emozione di orrore\u201d che gli impulsi del paziente provocano in lui. Il terapeuta si trova difronte, in queste situazioni estreme al \u201climite del limite\u201d, vale a dire a riconoscere emotivamente e dolorosamente che il limite \u00e8 qualcosa di non conosciuto dall\u2019adolescente, qualcosa per lui impensabile. Non ci sono state figure adulte che hanno pensato e valorizzato il senso strutturante del limite. Il limite che rende umano il soggetto, che gli consente di individuare e riconoscere le proprie aree vulnerabili non come esperienze annichilenti da cui fuggire reattivamente, bens\u00ec come esperienze che consentono di riconoscere quali sono i confini da non superare. In assenza del limite non si struttura nessuna inibizione sana, perde di senso la differenza tra ci\u00f2 che \u00e8 bene per il soggetto e la collettivit\u00e0 di cui dovrebbe responsabilmente fare parte, e il male che \u00e8 assenza pura di significato. In assenza del limite questi stati emotivi, accompagnati da massicci sentimenti di inadeguatezza e di inutilit\u00e0, diventano gli indicatori della gravit\u00e0 clinica del paziente che proietta massicciamente la sua inumanit\u00e0, facendola esperire al terapeuta in modo molto concreto. Non sottrarsi al compito di fare i conti con il sentimento di disgusto e di avversione per la crudelt\u00e0 comportamentale che genera in noi il paziente, pu\u00f2 essere a mio avviso un momento terapeutico intenso, di vera holding e di vera esperienza positiva del profondo senso del limite che rende umano l\u2019individuo. Il paziente adolescente problematico sa bene che questi sono i sentimenti che vuole provocare nell\u2019altro e vuole che il terapeuta li gestisca anche per lui. Penso che in simili situazioni il contenimento non debba essere pensato come una forma empatica di partecipazione, quanto piuttosto deve assolvere una \u201cfunzione specchio\u201d. Lo specchio riflette in modo pi\u00f9 diretto quell\u2019immagine di s\u00e9 che il paziente nasconde a s\u00e9 stesso o oblitera da s\u00e9 stesso, perpetuando con gli agiti violenti la dissociazione dei suoi vissuti pi\u00f9 profondi che sono caratterizzati da una mancata tensione verso la vita. \u00c8 questa una assenza che genera odio. La vicinanza empatica \u00e8, per queste persone, un ordine affettivo sconosciuto e troppo sollecitante, che scatena in loro ulteriore violenza e disprezzo poich\u00e9 non si costituisce al loro sguardo come un limite necessario che deve essere percepito e introiettato. Pensano alla paura che gli adulti hanno di loro, oppure alla collusione dovuta ad un tragico, frainteso, senso di potenza che alcuni genitori riconoscono ai figli. L\u2019umanizzazione del paziente, in questi casi \u00e8 il primo vero obiettivo necessario da raggiungere, affinch\u00e9 l\u2019adolescente possa capire con senso di responsabilit\u00e0 quali sono le gravi conseguenze dei suoi comportamenti. Il sentimento di umanit\u00e0 del terapeuta \u00e8 intimamente turbato dalle azioni compiute dal soggetto, il suo senso morale ed etico \u00e8 investito dalla disumanit\u00e0 dei suoi gesti. Questi sentimenti riflessi al paziente, possono contribuire a significare ci\u00f2 che \u00e8 stato compiuto e che si pone al di l\u00e0 dell\u2019umana comprensione. In tal modo il terapeuta vicaria in senso molto concreto la possibilit\u00e0 del cambiamento. La disumanit\u00e0 \u00e8 un elemento attorno al quale l\u2019identit\u00e0 stessa di questi pazienti si \u00e8 organizzata. Sia essa per difesa, sia essa per emulazione di una figura parentale spesso gravemente danneggiante (Alvarez, Fina-Vezzoli, 2008).
\nUn paziente sedicenne, S, viene inviato alla terapeuta di un servizio minorile.<\/em>
\nS ha vissuti paranoidei che lo portano ad atti di pesante violazione verso i coetanei che vengono minacciati e picchiati se non \u201crispettano la sua legge\u201d. Legge che \u00e8 fatta di furti e di sopraffazioni. Il paziente inoltre usualmente malmenava la sorella minore e la madre, alleandosi idealmente con un padre da anni recluso in carcere per una pena molto severa. Con la terapeuta l\u2019atteggiamento \u00e8 di aperta sfida e di disprezzo. La madre riferisce di atti di violenza verso la sorella fin dalla pubert\u00e0 del paziente, che al contempo manifestava forme di sadismo verso i suoi coetanei e verso gli animali. S aveva un suo gruppo di amici, e insieme si organizzavano per attuare \u201cspedizioni\u201d contro chi, tra i compagni di scuola, denunciava all\u2019insegnante o ai propri genitori le violenze subite. Dal colloquio con le insegnanti emergono paura e disorientamento rispetto al ragazzo che viene piuttosto blandito, \u201caggirato\u201d, mai affrontato con fermezza. Segnalato ai servizi, S non cambia il suo atteggiamento che invece assume una sfida sempre pi\u00f9 marcata. Nel progetto di presa in carico, articolato con tutte le figure di riferimento di vita di S, nel mio ruolo di supervisore suggerisco alla collega di assumere un atteggiamento speculare a quello del paziente per ci\u00f2 che concerne la modalit\u00e0 espressiva della comunicazione, in modo che risulti essere piuttosto diretta e poco disponibile ad indugiare sulle giustificazioni portate dal paziente circa i suoi gesti.<\/em>
\nIl vissuto controtransferale che la giovane terapeuta mi comunica, \u00e8 prevalentemente caratterizzato dalla paura e dal disgusto, sentimenti che abbiamo potuto comprendere appartenere, pur se sepolti dall\u2019onnipotenza distruttiva e dall\u2019odio, al mondo emotivo dello stesso paziente, il quale rimaneva imprigionato nella reiterazione continua della violenza verbale e fisica usata, letteralmente usata, come analgesico. S infatti non voleva riconoscere che le sue stesse azioni lo disgustavano e gli generavano paura, perch\u00e9 quella consapevolezza lo avrebbe \u201creso inferiore\u201d, \u201cdebole\u201d, \u201ctraditore del padre\u201d, \u201cinfame\u201d. Contemporaneamente ho suggerito all\u2019\u00e9quipe di prendere in carico la madre e la sorella di S, per articolare un lavoro di rete indispensabile e di coinvolgere nel progetto di cura gli insegnanti di S.<\/em>
\nPatologie simili ci pongono di fronte al limite terapeutico e al limite del progetto di cura se non vengono approcciate in un\u2019ottica multifattoriale, di presa in carico multipla tra figure professionali che prevedano lo psichiatra, l\u2019educatore, l\u2019assistente sociale, gli insegnati, la famiglia, il terapeuta stesso. La speranza che guida il terapeuta e, nel caso sopra riportato il servizio nel suo complesso, \u00e8 ben espressa dallo stesso complesso progetto di presa in carico che ha previsto una rete coordinata, capace di riflettere adeguatamente sulle strategie di cura, a partire dalla consapevolezza della frustrazione circa il limite che come adulti, a vario titolo responsabili avevamo, per rendere invece plastico il significato da dare al limite necessario. Un processo di lavoro che ha consentito, grazie al gruppo multifattoriale, di rendere pensabile qualcosa di profondamente perturbante perch\u00e9 impensabile, appunto.<\/p>\n

Senza arrivare a questi limiti estremi, consideriamo anche e ad esempio, con quanta forza l\u2019adolescente mette l\u2019adulto – la coppia genitoriale – di fronte alle crisi invece soffocate per quieto vivere o per \u201camore dei figli\u201d. Quanto sia capace di fare esplodere contraddizioni e comportamenti incongrui silenti, quanto sia capace di stanare le ipocrisie e le menzogne. Molti cambiamenti sostanziali che hanno introdotto nuovi modelli famigliari come le famiglie monoparentali e omoparentali, quelle di tipo nucleare e quelle allargate, sono cambiamenti di straordinario interesse. Ma introducono modificazioni significative di ci\u00f2 che per noi tutti \u00e8 il concetto di limite se ci riferiamo alla concezione pi\u00f9 \u201ctradizionale\u201d di coppia parentale. Ci\u00f2 che di positivo possiamo intravvedere oggi, guidati dal desiderio e dalla speranza di leggere il cambiamento significandolo, ricorda ci\u00f2 che Pelanda sosteneva su questi nuovi soggetti sociali, riconoscendo loro che possono produrre svolte culturali e valoriali molto positive. Lo sguardo aperto e curioso del terapeuta circa queste modificazioni, si incontra e si confronta con il limite che ogni processo di cambiamento porta con s\u00e9 e che riguarda il tempo necessario per essere assimilato. Stiamo parlando di un\u2019altra funzione positiva del limite: possiamo riconoscere gli intimi turbamenti che ci attraversano quando intervengono cambiamenti culturali radicali che ci investono psicologicamente, emotivamente, affettivamente, toccando le corde pi\u00f9 intime dei nostri stessi pregiudizi.<\/p>\n

Mi avvio alla conclusione proponendo un ulteriore spunto riflessivo con una vignetta clinica che riguarda una paziente adulta. \u00c8 un caso che ci consente di ragionare su come agiscono nel tempo, e quindi cosa accade nella fase adulta della vita, situazioni che hanno comportato per l\u2019adolescente forme abusanti. Siano esse state di natura psicologica, siano esse state di altra e pi\u00f9 grave natura. In casi simili, casi in cui i limiti sono stati ampiamente disconosciuti, ignorati, non validati nel mondo interno dell\u2019adulto, l\u2019adolescente si organizza intorno a percorsi negativi nei quali non arriva ad esistere pienamente. La memoria esperienziale diviene una forma di incluso psichico che non riesce a diventare esperienza funzionale all\u2019apprendimento e alla maturazione psico-affettiva, configurandosi anzi come ostacolo per lo sviluppo delle istanze dell\u2019Io e del S\u00e9 che non sono in grado di costruire quell\u2019asse generatore che passa attraverso l\u2019integrazione dei livelli pi\u00f9 profondi del mondo emozionale e affettivo. Viene cio\u00e8 meno quel tragitto ideale che fa transitare il soggetto da un polo della vita, che all\u2019inizio non pu\u00f2 che essere \u201cneutro\u201d e in attesa verso l\u2019altro, quello \u201cmorale\u201d che si dovrebbe raggiungere per attestarsi come soggetto responsabile. \u00c8 il processo interattivo<\/em> a risentire del danno, fattore ritenuto da Bonaminio decisivo sia per quella particolare forma di \u2019\u201cinstallazione residente del trauma\u201d nel mondo psichico del soggetto, che devitalizza il S\u00e9 e predispone alla reiterazione attiva del danno.
\nRiconoscere ci\u00f2 che non pu\u00f2 e non deve essere fatto, \u00e8 per l\u2019adolescente una precondizione necessaria a stabilire il limite alla pretesa dell\u2019onnipotenza prevaricante e mantiene il soggetto divenuto adulto, in una forma di perpetua ambiguit\u00e0.
\nA. \u00e8 una paziente che aveva con il padre un rapporto di complicit\u00e0 particolare.<\/em>
\nPer varie circostanze, A. era stata sempre a conoscenza del fatto che questi aveva continue relazioni extraconiugali. Divenuta adolescente, il padre l\u2019aveva irretita seduttivamente instaurando con lei un rapporto confidenziale, coinvolgendola nel segreto delle sue \u201cscappatelle\u201d, fino a convincerla che poteva \u201ccoprirlo\u201d facendo credere alla moglie che padre e figlia uscivano insieme \u201cper fare chiacchiere\u201d, mentre lui si incontrava con l\u2019amante di turno e lasciando alla figlia una libert\u00e0 eccessiva. Quando feci notare alla paziente la particolarit\u00e0 del rapporto che intercorreva tra loro, A. comment\u00f2 con disprezzo la mia osservazione, ribadendo la forza del legame che la univa alla figura paterna. Tacci\u00f2 il mio intervento come moralistico e giudicante, sostenendo che non potevo comprendere che loro \u201ccamminavano insieme nella vita come due compagni di strada, felicemente complici\u201d. Successivamente la paziente raccont\u00f2, nel corso di una seduta, che la sera precedente era uscita a cena con il padre che l\u2019aveva poi riaccompagnata a casa. Prima di salutarlo A. chiese al padre se \u201cvoleva salire da lei a bere qualcosa\u201d. Al mio commento sulla \u201csingolarit\u00e0\u201d di quell\u2019invito, la paziente rispose di non comprendere cosa ci fosse di strano. L\u2019invito dimostrava invece solo una \u201cparticolare attenzione verso qualcuno a cui si vuole bene\u201d. Soprassiedo in questa sede su quell\u2019ambigua espressione, \u201cparticolare attenzione\u201d, di cui la paziente non aveva assoluta consapevolezza. Mi interessa invece soffermarmi sulle stupite reazioni di A., che non sono infrequenti con questi pazienti. Anzi esse dimostrano in modo ineccepibile la normalizzazione dell\u2019assenza di confine, di limite appunto, che si innesta nel mondo interno del paziente con una banale normalit\u00e0, alterando totalmente e pervasivamente il senso di moralit\u00e0 e rappresentando molto bene la promiscuit\u00e0 psichica che l\u2019assenza del limite produce. In un sogno riportato in una seduta di qualche mese dopo, la paziente si trovava in compagnia del padre su una spiaggia tropicale. Mano nella mano correvano insieme verso il mare. Alle loro spalle la madre li osservava remissiva, mantenendosi in disparte. La paziente comment\u00f2 la presenza materna come presenza docile ma anche sottomessa. Nella realt\u00e0 la donna era stata sofferente di una prolungata forma depressiva e il padre era stato, per A., il riferimento affettivo pi\u00f9 significativo perch\u00e9 pi\u00f9 presente. Durante l\u2019adolescenza, in assenza della madre spesso ricoverata, il padre consentiva alla figlia adolescente di dormire con i suoi fidanzatini. Anzi, spesso quelle erano occasioni in cui \u201centrambi avevano ospiti\u201d, segretamente complici contro la madre che rimaneva ignara, privata di un significato di ruolo e di affettivit\u00e0, anch\u2019essa abusata.<\/em>
\nSi tratta, in casi come questo descritto, di soggetti che hanno cronicizzato in et\u00e0 adulta quelle caratteristiche e quei comportamenti che dovrebbero riguardare un periodo di crisi come quello adolescenziale successivamente superati. Ma questa elaborazione non \u00e8 possibile perch\u00e9 simili modalit\u00e0 abusanti, sonno corrosive del S\u00e9, contribuendo anch\u2019esse a quella confusione delle lingue che ben conosciamo nei casi di abusi sessuali conclamati.
\nE d\u2019altra parte sempre pi\u00f9 numerosi sono i giovani pazienti che in analisi descrivono situazioni familiari all\u2019interno delle quali loro<\/em> assumono non solo, come ricordavo, la funzione di sostegno adulta, ma di sostituto di un oggetto amoroso<\/em>. Si genera una compensazione grandiosa per la necessit\u00e0 del S\u00e9, di mantenere alta una certa forma di esclusivit\u00e0 affettiva che illude, conformando un\u2019organizzazione di personalit\u00e0 all\u2019insegna di un Falso-S\u00e9 o peggio di un Come-Se. La fatica di crescere, naturale processo che viene accompagnato da inquietudine e paura, ma anche da fecondit\u00e0 di stati d\u2019animo ed emozioni profonde e conflittuali tra loro, si trasforma attraverso queste forme di sessualizzazione della relazione genitore-figlio, in una impasse affettiva e relazionale che condiziona la vita adulta, irrompe nelle relazioni amorose in modo distruttivo, come \u00e8 avvenuto nel caso della paziente sopra ricordata.<\/p>\n

Il lavoro analitico con gli adolescenti, nella misura in cui pu\u00f2 riuscire a sostenere e a promuovere il riordinamento e l\u2019apertura alla configurazione di nuove identificazioni, apre al futuro, ad una appropriazione soggettiva progettuale della dimensione del futuro. Raggiungere una coesivit\u00e0 del S\u00e9, attraversando la vulnerabilit\u00e0 non \u00e8 mai un\u2019esperienza indolore. Si colloca anzi come un\u2019esperienza che \u00e8 essa stessa ad alto contenuto traumatico che, pur se di segno evolutivo, apre continuamente falle regressivizzanti. \u201cCrescere \u00e8 un atto aggressivo\u201d sosteneva Winnicott. L\u2019adolescente esprime questa verit\u00e0 in modo paradigmatico. Essa \u00e8 una speranza per il futuro, ma anche un\u2019incognita. Compare dunque nuovamente il termine \u201csperanza\u201d, qui collegato inscindibilmente con l\u2019idea di un\u2019incognita. La speranza si presenta relativamente ad un ignoto sostiene il filosofo Bloch, che la definisce come la dimensione del \u201cnon ancora\u201d che coincide, secondo il suo modo di vedere, con l\u2019autentico Essere liberato da ogni cristallizzazione statica e restituito alla dinamicit\u00e0 storica e temporale (Fina, 2014). La speranza si colloca su questo arduo crinale, come l\u2019adolescente che ogni volta rinnova, nella sua essenza di soggetto in formazione, l\u2019antico conflitto tra rigenerazione e distruzione dei legami simbolici e affettivi della vita.
\nPellizzari sosteneva che come psicoanalisti dobbiamo immaginare e pensare la \u201cSperanza\u201d non<\/strong> come \u201caura sentimentale idealizzante, ma come fondamento della realt\u00e0. La speranza \u00e8 dunque in rapporto stretto con il limite che si fa esperienza necessaria a definire il senso di realt\u00e0 (Di benedetto, 2014).<\/p>\n

Lugano 15 ottobre 2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Spunti riflessivi sul valore del limite Nadia Fina Parlare di adolescenza significa parlare di cambiamento, poich\u00e9 l\u2019adolescenza \u00e8 l\u2019et\u00e0 del lutto, del conflitto e della ricerca di senso. Lavorare con gli adolescenti \u00e8 un\u2019esperienza avvincente perch\u00e9 mettono fortemente in crisi il nostro modo di lavorare: transfert, setting, empatia, interpretazioni, sogni, fantasie, tutto il nostro bagaglio<\/p>\n

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